
Patrick Volkerding
Patrick J. Volkerding (1966) è un informatico statunitense. È il fondatore della distribuzione GNU/Linux Slackware, che risulta essere la più anziana distribuzione ancora attivamente sviluppata. Nel 1993 ha conseguito una laurea in informatica presso l’Università statale del Minnesota Moorhead. Volkerding è anche conosciuto, tra gli appassionati di Slackware, come The Man, L’uomo. Questo soprannome gli è stato dato in segno di rispetto, visto che è il creatore e il mantainer di quella che per loro è la migliore distribuzione in circolazione. Per un certo periodo di tempo Chris Lumens e David Cantrell hanno fatto parte, assieme a lui, del team ufficiale di Slackware percependo uno stipendio per il loro contributo al progetto, ma dopo varie vicissitudini legate alla compagnia che finanziava lo Slackware Linux Project, ciò non è più stato possibile. Ad oggi Volkerding è l’unico sviluppatore “pagato”, ma sono molte le persone che a vario titolo ed in vari modi collaborano con lui. Volkerding è stato protagonista, fino a poco tempo fa, di una lotta con un’infiammazione batterica cronica. Le sue condizioni sono diventate note il 16 novembre 2004, quando ha pubblicato un resoconto dettagliato della sua battaglia con gli attinomiceti. Il messaggio conteneva anche una richiesta di aiuto da parte di chiunque potesse contribuire a una diagnosi più precisa o a procurargli la quantità di penicillina di cui necessita. Per fortuna con il tempo e le cure mediche, la situazione è migliorata, e “Pat” ha annunciato i suoi progressi il 19 dicembre 2004. Il 22 novembre 2005 Andrea, moglie di Volkerding, ha dato alla luce la loro primogenita, Briah Cecilia Volkerding. La lieta notizia è stata data dal neo-papà stesso nel ChangeLog di Slackware il 10 dicembre.
(fonte: wikipedia)

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Edward Kasner studiò alla Columbia University ed ebbe come docente Cassius Jackson Keyser. Conseguì il Ph.D. nel 1899; la sua tesi era intitolata La teoria invariante del gruppo di inversione. Intorno al 1920, per stimolare l’interesse dei bambini, Kasner cercò un nome “che suonasse bene” per un numero molto grande: 1 seguito da 100 zeri. Durante una passeggiata nelle New Jersey’s Palisades con i suoi nipoti, Milton (1911-1980) ed Edwin Sirotta, Kasner chiese loro delle idee. Milton, che aveva nove anni, suggerì “googol”. Il motore di ricerca Internet Google fu chiamato così con un gioco di parole sul numero googol. Kasner coniò anche il nome “googolplex” per il numero scritto come 1 seguito da un googol di zeri; gli uffici di Google sono chiamati Googleplex per questo motivo. Nel 1940, insieme a James Roy Newman, Kasner scrisse un libro divulgativo che presentava l’intero campo della matematica intitolato Mathematics and the Imagination (La matematica e l’immaginazione, ISBN 0-486-41703-4). È in questo libro che la parola “googol” fu introdotta.
(fonte: wikipedia)

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Il googlebombing (ovvero «bombardare Google») è la tecnica usata per sfruttare una caratteristica dell’algoritmo PageRank usato dal motore di ricerca Google in base alla quale viene attribuita importanza ad una pagina in rapporto a quanti link verso essa si trovano all’interno di altri siti web; in sostanza, più persone parlano di una data pagina attraverso l’inserimento di un suo link entro altri siti, più importante diventa la pagina stessa. Ad esempio, inserendo in molti blog diversi un link dal testo «miserable failure» (miserabile fallimento) che puntava alla biografia di George W. Bush, alcuni blogger americani sono riusciti a fare in modo che, cercando quelle parole su Google, il primo risultato visualizzato fosse proprio la biografia di Bush. L’iniziativa è stata poi ripresa anche in alcuni blog italiani (cercando «incapace» il primo risultato era la biografia del ministro Giuliano Urbani). Le motivazioni principali che spingono gli autori delle «bombe» sono il divertimento, la brama di notorietà, tuttavia non mancano quelle spinte da ragioni politiche o «giustizialiste»: in quest’ultimo caso le bombe fanno in modo di «recapitare un messaggio», diventando una sorta di arma in mano al popolo della rete per far ascoltare il proprio messaggio.
La posizione ufficiale di Google in merito è che questi “effetti collaterali” non danneggiano la qualità del servizio in generale. L’ordine dei risultati infatti è influenzabile soprattutto su termini che avrebbero generato pagine con basso valore di PageRank.
Google ha anche implementato un attributo rel=nofollow che è possibile aggiungere al tag <A> in HTML per inserire link che non saranno considerati nel calcolo del PageRank. Attualmente, tutti i link nelle pagine di Wikipedia sono generati con questo attributo, in modo da evitare che si sfrutti Wikipedia (e il suo elevato PageRank) per queste campagne.
Dall’inizio del 2007 Google ha aggiornato l’algoritmo del suo crawler, Googlebot, per evitare gli effetti del Googlebombing. Nel suo blog[1] Google spiega perché ha preferito una via automatizzata anziché “riparare” manualmente il centinaio, circa, di casi di Googlebombing conosciuti.
(fonte: wikipedia)
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